Sulla strada per Vallaki
La compagnia si prepara a passare la notte accampadosi nella foresta lungo la via per Vallaki, riposandosi davanti al fuoco e rifocillandosi con quello che la natura offre.
Kirsul tenta di cercare delle castagne, mentre Glynda lascia la sua ascia magica a tagliare in autonomia la legna, per andare a cercare della selvaggina con il suo giavellotto.
Al falò Theredas fa la guardia, mentre i restanti Losse, Tak e i due ospiti Ireena Kolyana e Ismark “il minore” Kolyanovich restano attorno al fuoco.
La nana nel suo cammino di caccia avverte una presenza, senza riuscire a capire di cosa si tratta lancia il suo giavellotto, e solo dopo averlo centrato, capisce dal verso che si tratta di un cerbiatto, che finirà con la sua fedele ascia.
Nel frattempo al fuoco, Kirsul torna senza una castagna, le poche disponibili erano già state consumate dai vermi.
Mentre Glynda raggiunge il gruppo con il cervo sulla spalla, Abominabunny accecata dall’odore del sangue assale la nana nel tentativo di strapparle parte della preda appena cacciata.
Ismark e Ireena ringraziano la compagnia, mettendo a servizio tutta la loro disponibilità per stebitarsi di avergli salvato la vita, e invitati da Glynda aiutano il gruppo alla cottura del cervo.
La nana, con la propria ascia, taglia di netto la testa del cervo, e il coniglio fiondandosi all’interno della sezione, fa esplodere gli occhi schizzando le orbite ovunque.
La compagnia cena davanti al fuoco e discutono per l’organizzazione sulla giornata successiva.
Kirsul chiede agli ospiti cosa faranno a una volta raggiunta Vallaki.
Ismark informa che saranno ospiti ad una festa dal Borgomastro di Barovia, famose per essere molto importanti, per chiedere aiuto e scacciare via dai pensieri la figura Strahd von Zarovich.
Glynda piena di curiosità, non vede l’ora di fare visita visitare alla cartomante del villaggio, nonostante la sua indifferente fiducia nei tarocchi.
Gli ospiti sono curiosi sul passato degli avventurieri, che tentano di spiegare il mondo da cui provengono.
Tak scherza sul sortilegio subito quando ha toccato la sfera che ha teletrasportato la compagnia a Barovia.
Ireena scambia uno sguardo con Ismark quando chiedono come la compagnia pensa di tornare a casa, e pensando ad alta voce, ipotizzano che la causa di tutto sia Strahd.
Per conciliare il sonno, Tak culla la compagnia interpretando un racconto: “Ballata degli impiccati”
“Fratelli umani, che dopo noi vivete, Non abbiate per noi il cuore indurito, Perché se pietà di noi miseri avete Ricorderà Dio di avervi sentito. E qui ci vedete, appesi all’infinito: E la nostra carne che fu troppo amata Ora col tempo dal tempo è scavata, Le nostre ossa saranno monconi, Il vostro saluto non sia una risata: Pregate il buon Dio che tutti perdoni!
Se vi chiamiamo fratelli dovete Aver pazienza: subimmo gli strali Della giustizia, ma voi lo sapete, Per lei non son tutti gli uomini uguali. Perdono, pregate, voi per caso mortali, la Vergine e i Santi sui loro fulgidi troni, Che la loro Grazia non sia finita, Che ci salvino dai neri burroni. Noi siamo morti, la vita è fuggita: Pregate il Buon Dio che tutti perdoni!
La pioggia abbastanza ci ha ormai dilavati, Il sole ci annera e ci rinsecchisce, Il corvo furioso, gli occhi cavati. La barba e il ciglio col becco ghermisce, Il tempo riposo per noi non capisce. E il vento inclemente ritorna e viene E ondeggiano i corpi, ricordi di pene, Trafitti dai colpi, trafitti dai suoni, E voi che siete non volgete le schiene: Pregate il Buon Dio che tutti perdoni!
Principe altissimo, che tutto puoi fare, Nel fuoco e nel buio non ci scagliare, Benché non abbiamo per te più doni, Uomini, adesso non c’è da scherzare: Pregate il Buon Dio che tutti perdoni!”
Autore: Francoins Villon
Traduzione: Tiziano Sclavi
